MOSTRA PERSONALE DI STEFANIA CAMILLERI
a cura di ANTONELLA FERRARI
“Siamo fatti di stelle”è il titolo evocativo della mostra personale di Stefania Camilleri, artista poliedrica che dal 18 al 29 ottobre esporrà le sue opere al Museo Crocetti in Via Cassia a Roma.
Un viaggio tra arte e cosmo, dove la materia si fonde con l’immaginazione: le sue creazioni in resina, raccontano la meraviglia dell’universo e i suoi misteri, trasformando intuizioni celesti in forme tangibili.
L’abbiamo incontrata per farci raccontare il significato profondo di questa esposizione e l’ispirazione dietro le sue opere.

Qual è la chiave della tua interpretazione artistica dei misteri dell’universo? Perché ne sei così tanto affascinata?
Mi attrae l’universo perché, nel suo mistero, avverto l’eco di una risposta che ancora non so afferrare. E’ come se, nel fascino silenzioso dell’universo, si celasse una verità che mi chiama, ma che ancora mi scivola via come polvere di stelle.
Il fisico Faggin , uno dei pilastri italiani della tecnologia moderna insieme a Fermi e Marconi, ad esempio, è passato dall’iper-razionalità della tecnologia alla ricerca della natura della coscienza, qualcosa che la scienza fatica ancora a spiegare. È raro vedere una mente così aperta e curiosa, capace di esplorare ambiti così diversi. La connessione tra meccanica quantistica e coscienza è uno dei misteri più intriganti della scienza e della filosofia. Faggin esplora l’idea che la coscienza non sia un prodotto del cervello, ma una realtà fondamentale, qualcosa di più simile all’informazione quantistica (q-bit) che alla computazione classica (0 e 1).
In che cosa l’arte riesce a interpretare i misteri dell’universo?
L’arte ha il dono di esplorare ciò che la mente razionale non riesce a decifrare, ma che il cuore e l’intuizione percepiscono.
Forse ciò che mi affascina dell’universo è proprio la sua natura sfuggente, il fatto che sembri esistere un ordine profondo, un’intelligenza o una struttura che vada oltre ciò che possiamo afferrare con i nostri strumenti scientifici. Cerco, con la mia arte, di creare un ponte tra il visibile e l’invisibile, tra la materia e il mistero.
Cosa senti quando guardi il cielo? Quando pensi all’infinitamente grande o all’infinitamente piccolo?
Bellezza infinita, perdermi nelle stelle, nelle polveri antiche, nei silenzi che parlano lingue senza tempo. Cadere nell’assenza di confini, lasciarmi attraversare dalla luce di mondi lontani.
Trovare il senso. Mai paura. Non c’è paura nell’ignoto, solo il richiamo di un’origine, di una trama invisibile che mi avvolge e sussurra: tu sei fatta di questo.

Come nascono le tue opere?
È un processo bellissimo, quasi alchemico: l’ispirazione nasce dall’universo, si sedimenta dentro di me, e poi trova forma attraverso la materia, che a sua volta partecipa con il suo linguaggio e le sue regole. È un dialogo tra me e le forze della natura, come se l’universo stesso guidasse la mia mano.
Non serve “capire” con la mente razionale, perché in fondo il cosmo non è solo numeri ed equazioni, ma anche vibrazione, colore, movimento, caos e ordine insieme. Forse è proprio in questo che trovo quel senso che cerco.
Hai già un’idea di come disporre le opere nella mostra?
Mi sono riproposta di seguire le opere. Poi ci saranno delle istallazioni:
1. i telefonini di era archeologica appoggiati a raggiera su un disco argenteo rotante su un motore alla ricerca di segnali nello spazio/tempo
2. un motore per fibre ottiche che cambiano colore, nascosto sotto un disco che illumina le fibre che escono dal centro di un disco blu notte disposte come i bracci di una galassia
3. Bennu (Franco Campegiani dice che è un Seme di Vita) fatto di roccia/diorite nera, ma cavo con luce interna pulsante che si irradia all’esterno
4. un cubo nero di diorite e oro dal cui coperchio semichiuso escono fibre ottiche. Per me quella é ENERGIA OSCURA.
5. Infine il mio messaggio nella bottiglia, un’opera incredibilmente evocativa, un vero archivio della bellezza e della complessità della Terra
Ci saranno il mare le rocce le piante un piccolo plastico della nostra bellissima terra, animaletti e sicuramente un’ape. Un po’ di tecnologia e una riproduzione di una tavoletta cuneiforme, forse più leggibile di un disco… uno strumento a corde, un messaggio scritto, ma non voglio svelare troppo.
La mostra di Stefania Camilleri non è solo un viaggio tra pianeti e costellazioni, ma un invito a riscoprire il nostro posto nell’universo. Perché riconoscere che siamo fatti di stelle significa anche prenderci cura di ciò che ci circonda – dentro e fuori di noi.
