Coronavirus, uragano globale. Intervista a Palmiro Noschese, esperto del settore turismo, hotellerie e hospitality

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Se dovessimo paragonare il Coronavirus ad un fenomeno naturale, sarebbe sicuramente un uragano. Come un uragano, acquista forza man mano che si muove e, quando ha raggiunto la forza massima, passa devastando ogni cosa, mietendo vittime e mettendo in ginocchio l’economia dei paesi colpiti.

Ecco, in questo caso il Coronavirus è un uragano globale, che ha creato più o meno danni a seconda delle zone attraversate.
Il nostro Paese è stato preso in pieno, da questa furia, e sul terreno sono rimaste molte vittime ed un ferito grave: l’economia ed i vari settori che la compongono e che fanno dell’Italia la terra delle eccellenze.

Particolarmente seria è la situazione del turismo, che ha sofferto fin dall’inizio (a causa della chiusura delle frontiere) e che non gode di buona salute nemmeno ora per il clima di sfiducia e insicurezza che la pandemia ha generato.

Dopo la guerra, la pandemia è il maggior distruttore dell’economia. A differenza della guerra, tuttavia, un virus colpisce in  maniera più subdola e mutante e può protrarre la sua durata nel tempo, anche per anni, portando popolazioni, governanti e imprenditori alla consapevolezza di dover, prima o poi, imparare a convivere e adattare le strategie di sopravvivenza. 

Parola chiave: resilienza

Nel corso degli anni, diversi eventi hanno portato alla crisi del settore turistico, in Italia e nel mondo, ma lo spirito di adattabilità e la flessibilità hanno sempre consentito di risollevare le sorti, anche nei momenti più duri. Il turismo, insomma, è un settore “resiliente”, ma perchè lo resti è fondamentale che lo siano gli imprenditori e gli operatori che ci lavorano. Chi crede, insomma, che la pandemia sia una parentesi, tra un  “prima” e un “dopo”, rischia di restare al palo.

Riorganizzare le risorse umane, puntare sull’efficienza delle strutture e sull’eco-sostenibilità (senza dimenticare, al contempo, che anche la tecnologia può aiutare), mettere in campo nuove strategie e investire su nuove forme di ricettività, meno legate alla  struttura classica e più improntate al soggiorno in unità indipendenti. 

Passione e motivazione, le nuove leve

A dire il vero, l’aspetto motivazionale è il motore primo per gli operatori del settore turistico, qualsiasi sia la loro posizione nell’organigramma. E la passione li sostiene nel sacrificio, nei momenti difficili, sia quando le strutture sono piene ed ora, che sono quasi vuote.

Nella sua onda devastatrice, il Coronavirus ha portato molte persone a perdere il lavoro, e buona parte rientrano proprio nel settore turistico, in ogni sua declinazione. Rialzarsi non è facile, e il compito degli imprenditori è arduo,ma non impossibile. E’ un momento cruciale per i leader dell’ospitalità, poiché sono chiamati a preparare il futuro. Con le loro decisioni, possono condurre la nave fuori dalla tempesta, ma devono essere coraggiosi  nelle decisioni ed essere capaci di mantenere una visione positiva, che sappia fondere empatia, comunicazione e fiducia. E se lo staff si fida, ti segue. 

Non muri, ma ponti 

Giovanni Angelini, esperto ex ceo Shangri-La, manager di spicco di diversi gruppi alberghieri e oggi fondatore e presidente della società di consulenza Angelini Hospitality è chiaro:

“Non è il momento di alcun approccio protezionistico o nazionalistico. Naturalmente tra gli altri punti cruciali da assicurarsi ci sono il cash flow, l’efficienza, l’agilità, la digital transformation. In questo contesto competitivo, nessuna organizzazione può permettersi di rimanere indietro sul fronte tecnologico. E’ necessario fare una riflessione anche sulla quantità di brand presenti sul mercato: quanti sopravviveranno e quanti invece verranno ceduti, si fonderanno o scompariranno?”

Fiducia, l’antidoto migliore

“Rivogliamo i turisti in Italia? Finiamola di gonfiare le paure”. Anche Rocco Forte, che il virus lo ha contratto, invita a non farsi sopraffare dal terrore. E’ ovviamente essenziale che l’industria turistica reagisca in maniera pronta e ineccepibile alle nuove richieste. 

Sicurezza, igiene, sanificazione: ecco le priorità (anche se, a pensarci bene, per il turismo lo sono  sempre state) che oggi trovano nuovi alleati negli strumenti tecnologici. SEmpre Angelini spiega che : “I viaggiatori hanno bisogno di avere fiducia nel fatto che le misure di sicurezza siano state messe in campo e coprano ogni aspetto del loro viaggio.Vedremo miglioramenti nel filtrare l’aria, nella disinfezione delle camere e delle aree comuni. Screening come il controllo della temperatura, la messa a disposizione di igienizzante per le mani, l’uso di mascherine, stanno diventando standard. E si stanno testando i robot per la pulizia automatica, mentre sono già in uso in diversi casi strumenti come la tecnologia ultravioletta per igienizzare.”

Altre novità che potremmo trovare alla prossima vacanza sono sistemi di screening biometrico in reception e dotazioni contactless nei bagni, come dispenser touchless di sapone e shampoo (queste ultime sono già implementate da diversi brand) 

Diversi brand stanno implementando anche . Il room service potrebbe essere sempre più richiesto, con gli ospiti alla ricerca di privacy e spazi personali.

E il distanziamento? Potrà essere fisico, e lo sarà forse ancora per un po’, ma i social esistono per farci sentire comunque più vicini. 

Viaggiatori e tendenze

Se la fiducia è quindi fondamentale per aiutare il viaggiatore ad uscire dal guscio, è inevitabile che alcune modalità di viaggio subiranno qualche variazione nelle preferenze: ad esempio, l’auto potrà essere preferita all’aereo nel breve periodo e i viaggiatori potrebbero considerare importante anche la presenza di strutture sanitarie. 

Business travel e Mice sono tra i segmenti indubbiamente più penalizzati e potrebbero subire un  ulteriore calo: l’utilizzo della tecnologia per i meeting (con Microsoft teams, Cisco webex, Zoom, Skype, etc.), sta cambiando la percezione dei viaggi di lavoro da un’assoluta necessità a qualcosa di opzionale. D’altra parte, investire nella tecnologia potrebbe portare comunque a casa “eventi virtuali”.

La richiesta di appartamenti e home sharing potrebbe vedere anch’essa un calo poiché la casa privata potrebbe non garantire  standard sanitari e di sicurezza che il pubblico ora richiede, e anche le compagnie di crociera dovranno lavorare per riguadagnare la fiducia dei viaggiatori. 

È vista, al contrario in crescita la richiesta di proposte wellness, in grado di offrire nuove esperienze immersive con prodotti di qualità 

Se la crisi genera opportunità, solo chi saprà davvero osare ne uscirà vincitore.

Il turismo è resiliente.

Article by frtadmin